PB Project

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My competitive activity as a figure skater in the past 20 years has led me to start confronting and comparing the different teaching techniques of different coaches. Although being members of many different schools, they all always proposed a type of training built up in a way to identify generally what the problems could be, but without proposing any specific exercise suitable for finding a solution to these problems. 

This is because each technique, widely proven on an empirical basis, perhaps even by the coach himself, was not based on any scientific basis and therefore left a large margin to the physical ability of each athlete. 

In fact, a type of teaching technique built up in this way leads to a large margin of errors, especially high in the elements of figure skating, as for example the jumps, which is hard to acquire solely in practice. 

Later in my career I had the opportunity to experiment on myself. To perform a jump correctly in every state of stress, it is necessary for the body to perform correctly and especially in a constant way, a series of movements which the athlete must have clearly understood during the training. 

In the end, in order to be able to understand which movements are performed correctly, I trusted the advice of an expert in biomechanics, the science that studies the physical laws governing the motion of living systems.

The fundamental laws of motion are, of course, the same for both inanimate bodies (rigid bodies) as for those animated, i.e. the movement of elastic and articulated bodies. The substantial difference between the two types of systems consists in the different degree of complication of the system itself. It's enough to think of the difference between the rotational motion of a billiard ball and the rotational motion of a body (skater) during a jump. It is clear that the rotation during the jump is influenced by innumerable variables, more or less significant, which lead to a result more or less coherent.

Thanks to the acquisition of these concepts of biomechanics, I understood the physical principles that govern jumps and pirouettes, and am applying these principles to each element of figure skating.

Let's take a jump as an example:

The jump in figure skating is an extremely complex movement, of which the motion is influenced by horizontal speed, the angle of detachment, the angular moment and the moment of inertia determined by the position of the limbs at all stages of the jump.

We can outline the body of a skater by its axis of rotation, which is an imaginary straight line (as for example the axis of rotation of the earth), which always passes through the center of gravity and around which all the parts of the body of the skater rotate while in motion, according to trajectories also extremely complicated.

Due to the complexity of the jump, the athlete is unable to focus simultaneously on all its problems: the division of the element in various stages, therefore, facilitates the understanding of possible errors and facilitates the execution. For this purpose, it was decided to divide the elements of figure skating into phases, and for each phase there are specific exercises, in order to be able to focus on each section and not the entire element.

Let's consider for example, a pointed jump (which may be a lutz) and break it down into it's phases.

The first phase is the one of the point, the next phase is the one corresponding to the lift of the left sliding skate, the detachment of the right limb, the flight time and finally the arrival of the jump.  

By analyzing the different phases of the jump separately, we can obtain a universal technique that optimizes the athlete's movements to the maximum.

For example, in order to complete the required number of revs in the air, it is necessary to consider the following parameters:

 

1)    horizontal speed

2)    angle of detachment (length and height of jump)

3)    angular moment (product of the moment of inertia for the angular speed)

 

The aim of the PB Project is to translate the analyzed elements in biomechanics, into the practice of the teaching of figure skating.

This pilot project therefore, proposes to test the method on both young athletes "absolute beginners", as also on more evolved athletes, in order to verify the response of the used method.

 

                                                            Paolo Luca Bacchini       

 

Cavalese 10/8/2014

 


 

L'attività agonistica da me svolta come pattinatore di figura negli ultimi 20 anni , mi ha portato a confrontare le tecniche di insegnamento di molti allenatori. Benché appartenenti a vari tipi di scuole, tutti proponevano sempre un tipo di allenamento impostato in modo da individuare genericamente quali fossero i problemi da risolvere, senza però proporre alcun esercizio specifico che fosse idoneo alla risoluzione di un dato problema.

Questo perché ciascuna tecnica veniva ampiamente sperimentata, magari proprio dallo stesso allenatore, ma sempre su base empirica; non era basata su alcun fondamento scientifico e lasciava ampio margine alle capacità fisiche di ciascun atleta.

Questo modo di impostare l'insegnamento, infatti, porta ad un margine di errore molto alto in quegli elementi del pattinaggio, quali ad esempio i salti, che difficilmente si acquisiscono solo con la pratica.

Come più tardi ho avuto modo di sperimentare su me stesso per eseguire correttamente un salto in ogni condizione di stress è necessario che il corpo esegua in modo corretto e soprattutto costante una serie di movimenti che l’atleta deve aver compreso in modo chiaro durante l'allenamento.

Al fine di poter capire quali fossero i movimenti corretti da compiere mi sono affidato alla consulenza di un esperto in biomeccanica, la scienza che studia le leggi fisiche cui è soggetto il moto dei sistemi viventi.

Le leggi fondamentali del movimento sono le stesse sia per i corpi inanimati, per i quali si parla di moto di corpi rigidi, che per quelli animati, per i quali si parla di moto di corpi elastici e articolati. La sostanziale differenza tra i due tipi di sistema consiste nel diverso grado di complicazione del sistema stesso. Basti pensare alla differenza tra il moto di rotazione di una biglia e il moto di rotazione di un corpo (pattinatore) durante un salto. Risulta chiaro che la rotazione durante il salto viene influenzata da innumerevoli variabili,  più o meno significative, che portano ad un risultato più o meno coerente.

Grazie all’acquisizione di tali concetti di biomeccanica ho compreso i principi della fisica che regolano salti e trottole, e sto applicando tali principi a ciascun elemento del pattinaggio artistico.

Prendiamo come esempio un salto:

Il salto nel pattinaggio artistico su ghiaccio è un movimento assai complesso, il cui moto è influenzato dalla velocità orizzontale, dall'angolo di stacco, dal momento angolare e dal momento di inerzia determinato dalla posizione degli arti in tutte le fasi del salto.

Possiamo schematizzare il corpo di un pattinatore mediante il suo asse di rotazione che è una linea retta immaginaria (si pensi ad esempio all’asse di rotazione della terra) che passa sempre per il baricentro e attorno alla quale tutte le parti del corpo del pattinatore ruotano durante il moto, secondo traiettorie spesso assai complicate.

A causa della complessità del salto l'atleta non riesce a focalizzare l'attenzione contemporaneamente su tutte le sue problematiche; la suddivisione dell'elemento in varie fasi, dunque, facilita la comprensione di eventuali errori e facilita di conseguenza l'esecuzione del salto. A tale scopo si è deciso di suddividere gli elementi del pattinaggio in fasi; per ciascuna fase si sono poi individuati esercizi specifici in modo da focalizzare l'attenzione solo su ciascuna sezione alla volta e non sull'intero elemento.

Consideriamo adesso, ad esempio, un salto puntato (quale può essere il lutz) e suddividiamolo in fasi.

La prima fase è quella della puntata, quella successiva corrisponde al sollevamento del pattino sinistro di scorrimento, quindi vi è lo stacco con l’arto destro a cui segue il tempo di volo; infine vi è l’arrivo del salto.

Analizzando separatamente le varie fasi dell’elemento si può ottenere una tecnica universale che ottimizzi i movimenti dell'atleta.

Ad esempio allo scopo di completare il richiesto numero di giri in aria sono da considerare i seguenti parametri:

 

1)    velocità orizzontale

2)    angolo di stacco (lunghezza e altezza del salto)

3)    momento angolare (prodotto del momento di inerzia per la velocità angolare)

 

Scopo del PB Project è quello di tradurre gli elementi analizzati in chiave biomeccanica e cararli nella pratica dell'insegnamento del pattinaggio artistico.

Si tratta di un progetto-pilota che si propone di testare il metodo, sia su giovani atleti “alle prime armi” sia su atleti agonisti più evoluti, di valutarne concretamente l'efficacia e di verificarne i risultati.